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Cercherò di illustrare brevemente, attraverso la mia esperienza professionale, l’integrazione tra la valutazione psicodiagnostica e la valutazione del funzionamento di personalità effettuata in ambito psicoterapico.

Avendo acquisito nel tempo una formazione in psicoterapia psicoanalitica ed una formazione nell’ambito della psicodiagnosi clinica e giuridico-peritale, il mio intento è quello di evidenziare l’applicabilità degli strumenti psicodiagnostici all’interno della più ampia valutazione di personalità di un soggetto, il che significa arrivare a comprendere, per noi terapeuti, il livello di mentalizzazione raggiunto dal soggetto, il funzionamento di personalità, le risorse psichiche che il soggetto ha a disposizione e la modalità di trattamento da seguire.
La valutazione clinica inizia fin dal 1° contatto telefonico che avviene tra terapeuta e paziente.
I successivi 3 colloqui sono utili e fondamentali per l’approfondimento diagnostico e la valutazione del funzionamento di personalità del soggetto che chiede aiuto.
A questo livello, e sempre dopo avere effettuato almeno il 1° colloquio clinico con il soggetto, è possibile integrare la valutazione complessiva del paziente, avvalendosi di una batteria di test psicodiagnostici.
Per definizione sappiamo che il termine “Psicodiagnostica” indica un processo di intervento finalizzato a valutare le caratteristiche di personalità di un soggetto, e per fare ciò essa si avvale dell’osservazione, del colloquio clinico, e della somministrazione di una mirata batteria di test.
Da questa integrazione metodologica è possibile pervenire ad un’accurata ed ampia analisi della personalità del soggetto, delle caratteristiche profonde, analisi che permette anche di poter confrontare le prime ipotesi fatte dal terapeuta sul funzionamento psichico del paziente, attraverso i dati che emergeranno dalla somministrazione di determinati e selezionati reattivi mentali. Fondamentale è la capacità dello psicodiagnosta di valutare e decidere quale test può essere somministrato al soggetto che abbiamo di fronte.

In ambito psicoterapico sono maggiormente utilizzati i test proiettivi, tra i quali il più noto è il Test di Rorschach. Questo test permette di ottenere una valutazione completa della personalità di un soggetto, andando a rilevare la presenza di conflitti intrapsichici, le dinamiche in cui si regge la sfera emotivo-affettiva, il livello potenziale di vivere le relazioni sociali, etc.
Ma, anche in ambito clinico, non è sempre possibile utilizzare la stessa tipologia di test: la scelta dei test da somministrare sarà effettuata dallo psicodiagnosta dopo un’attenta valutazione del soggetto attraverso il colloquio clinico, e questo permetterà di comprendere se il paziente sarà in grado o meno di sostenere le prove che pensiamo di proporgli.
Mi piace ricordare che in ogni trattamento di cura la relazione empatica rappresenta il vero strumento della terapia. Come sappiamo, la relazione tra terapeuta e paziente è collocata in un tempo ed in un luogo estraneo all’ambiente sociale ed amicale, ed acquista una valenza molto profonda mettendo in contatto due persone con modalità e statuto differente, ma che ugualmente entrano in comunicazione tra loro attraverso il vissuto delle proprie emozioni.
Il setting terapeutico pertanto deve garantire un ambiente di contenimento, un luogo rassicurante e di fiducia, all’interno del quale il paziente può sentirsi accolto e compreso.
Il mantenimento delle regole del setting, la loro costante applicazione, ci permette di realizzare uno spazio neutro, privo di influenze estranee (Gabbard e Lester, 1999).
Al termine dell’indagine psicodinamica il terapeuta è chiamato a fornire al paziente una “restituzione” proprio per restituire senso e significato a quello che il paziente ci riporta. Il terapeuta allora farà riferimento alla richiesta di consultazione e alla motivazione espressa dal paziente: è fondamentale per il paziente cogliere la partecipazione del terapeuta al proprio disagio e alla propria sofferenza. A tal fine, nell’esprimere le proprie considerazioni e riflessioni complessive derivanti dai colloqui clinici effettuati e dai test eventualmente somministrati, il terapeuta dovrà essere molto attento ad utilizzare un linguaggio chiaro ed accessibile senza lasciare spazio ad ambiguità.
Seguendo un’ottica di apertura nel settore della psicoterapia che vive una continua espansione, è utile avvalersi di più strumenti, e ciò assume un significato di profondità, di flessibilità, ma al tempo stesso di continua formazione.

Dott.ssa Maria Assunta Spina
Psicologa, Psicoterapeuta psicoanalitica, Esperta in Psicodiagnostica

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